Riflessione di: “Guendalina Serafinelli”

L’Arte di Modesto Cesare

Il pittore e maestro d’arte Modesto Cesare nasce a Roma il 19 ottobre del 1958.
La sensibilità creativa e la passione per l’espressione artistica segnano fin dalla prima adolescenza la vita di Modesto, il quale a soli dieci anni realizza il suo primo dipinto a olio, dando dal quel momento avvio ad una ricerca che lo condurrà nel corso degli anni a sperimentare le forme del linguaggio artistico nelle sue complesse sfaccettature, in una continua ed avvolgente onda emozionale. Avviato all’esercizio del disegno dal padre, le sue prime prove grafiche sono in prevalenza orientate ad uno studio di carattere naturalistico dedicato alla rappresentazione degli animali. Una complessa ricerca che vede muovere i primi passi del pittore in un ambito in cui egli si scontra e si confronta con le difficoltà proprie di questo genere, nel tentativo di conferire una resa realistica ai soggetti raffigurati. Sulla scia delle predilezioni paterne, Modesto consacra così le sue opere iniziali ad un animale che soddisfa il suo gusto, il cavallo, e che indaga con estrema precisione nei dettagli anatomici, nei tratti espressivi e negli effetti di plasticità. Il superamento del suo primo maestro è segnato dall’approdo verso la raffigurazione dei felini, soggetti da sempre ostici a suo padre, e dall’avvio ad un’indagine spasmodica verso nuovi orizzonti artistici, inaugurata alla luce di una ricerca interamente personale.
A segnare una svolta nella sua vita, è il triste periodo in cui Modesto, giovanissimo, combatte contro con una grave malattia, dalla quale ne esce miracolosamente indenne, rafforzato e sempre più consapevole della sua vocazione artistica. Abbandona così la passione calcistica che in parallelo con l’esercizio del disegno aveva segnato gli anni della sua prima adolescenza e arricchisce le sue propensioni artistiche con una nuovo interesse: la musica. Le sperimentazioni continuano e le suggestioni creative investono continuamente la sua sensibilità. Modesto afferma così progressivamente il suo estro e la sua abilità confrontandosi con nuovi maestri, sperimentando nuove tecniche artistiche ed estendendo infine l’ampio panorama dei suoi interessi anche all’illustrazione e all’animazione attraverso la frequentazione della Scuola Italiana del Fumetto GVC.
Il linguaggio pittorico che segna la sua produzione nel corso degli anni Ottanta è un linguaggio di protesta, duro, sconvolgente che porta con sé un bagaglio di esperienze sofferte, di dolore vero e tangibile. L’inquietudine del giovane Modesto, alla ricerca di una sua affermazione professionale e di una completa realizzazione personale, che in quel momento si profilava ben lontana, lo inducono a sfogare le sue insoddisfazioni ripiegando sull’arte e cercando attraverso di essa il conforto per guardare avanti. Affiorano così dal suo genio immagini simboliche, metafisiche, cariche di segni e di metafore che rivelano uno spirito sensibile, ma allo stesso tempo insofferente e ribelle; ribelle contro le ingiustizie di ogni genere, contro le tristi e drammatiche prospettive sociali, contro la corruzione umana. “Egli ha sentito- come rileva Giovanni De Simone (Giodes)- con formidabile istinto, i valori fondamentali della condizione umana odierna, e ne ha espresso in ritmi concitati di un canto epico, il drammatico diagramma”. Scaturiscono quindi dalla sua mente icone che si potrebbero definire oniriche e allo stesso tempo profetiche per i densi contenuti di cui si forgiano e per le problematiche che prospettano -di sorprendente attualità. Rientrano così a pieno diritto in questo continuo flusso della sua coscienza -solo per citarne alcune- opere come: Autodistruzione, La Ruspa, Eva 2000, La Lima del Signore sono il soldi, Dolce illusione. Come acutamente scrive di lui Biagio Fichera, queste creazioni: “Sono figure plasmate dalla forza d’una convinzione filosofica pessimista, si potrebbe dire leopardiana, per la quale l’uomo è la immancabile personificazione del dolore”… e ancora: “Sono queste opere solide… solide per la serietà con cui l’artista affronta il discorso dell’esistenza, egli l’ha vista nella realtà di oggi, egli ha fatto un discorso… dove il colore giuoca la sua parte…ma non è quella la dominante…quella dominante è il campo simbolico invaso dall’uomo, con i suoi problemi, enigmi, follia”.
La continua necessità di ricerca ed il bisogno di acquisire nuovi strumenti per esprimere a pieno e concretamente il suo pensiero incontrano e si fondono, a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, con i grandi cambiamenti della sua vita che decretano la fine del periodo buio, annunciando l’inizio di un nuovo capitolo. Una nuova fase che si rende manifesta attraverso messaggi di contenuto più sereno, speranzoso, forieri di un ottimismo che si esplica attraverso la ricerca di ciò che era stato oggetto delle sue più spietate accuse: l’uomo. Modesto approda così al ritratto Read Full Article. Genere pittorico in cui raggiunge i massimi vertici della sua arte dando luogo ad uno scenario privilegiato in cui la sua abilità e la sua maestria immancabilmente trionfano. Percorse da un’attenta individuazione della figura ritrattata, queste opere catturano l’attenzione del riguardante per lo sforzo attraverso il quale Modesto approda, con eccellente risultato, ad una straordinaria riproduzione mimetica del personaggio e ad una tangibile caratterizzazione espressiva e psicologica che lo conducono a dichiarare esplicitamente, attraverso il suo fare artistico, la vera essenza e la reale natura del soggetto effigiato. Il valore della gestualità assurge nella ritrattistica di Modesto ad elemento imprescindibile volto a conferire quel dinamismo e quell’equilibrio che in definitiva sanciscono e donano alle sue composizioni la giusta armonia. Accompagna infine l’attento percorso di sperimentazione verso un’agognata perfezione, l’accurata ricerca cromatica condotta da Modesto con dovizia e precisione; frutto di una tecnica di memoria rinascimentale che si esplica nell’impiego di colori a olio giustapposti per leggerissime velature, attraverso cui il pittore domina a pieno il colore ottenendo di volta in volta gli effetti e i passaggi tonali desiderati. Rientra infine nell’ambito delle declinazioni realistiche riscontrabili nella sua poetica, la volontà di rappresentare i soggetti nelle loro dimensioni naturali. Tale logica pertiene al ritratto e si estende anche alla rappresentazione degli animali. Su quest’ultimo genere il pittore ritorna a più riprese nel corso della sua carriera, ampliando gli orizzonti della sua sperimentazione. Impressionato all’età di otto anni dalla visione diretta di alcune opere di Filippo Palizzi, Modesto approfondisce lo studio dell’artista abruzzese, traendo dalla sua lezione un’ispirazione che rimane imprigionata solo però nei luoghi della mente e dell’emotività. La comunione con questo maestro non si concretizza per Modesto nella volontà emulativa o nel tentativo di riproporre pedissequamente i tratti che caratterizzano lo stile di Palizzi. Lo lega fortemente a questo fare pittorico, uno stesso modo di sentire, una affine sensibilità ed una comunanza di intenti che, già percepita istintivamente da Modesto, sarà ancor più rafforzata dalla lettura di alcuni passi significativi scritti da Palizzi in cui il nostro pittore si riconoscerà pienamente. La rappresentazione dell’animale, racchiude per Modesto l’universo dell’arte nelle sue infinite possibilità; offre l’opportunità -come rivelano le sue parole- di confrontarsi con “un esercizio pittorico completo”, che va incontro a tutte le difficoltà prospettate dall’esigenza di conferire resa naturalistica e tattile al manto, dalla necessità di cogliere l’essenza ed il temperamento riproponendola poi nello sguardo, e infine dall’immancabile formulazione di una ambientazione circostante. Al riguardo Berenice commenta come queste opere siano : “ritratti parlanti, figurativamente impeccabili in cui l’immagine si fa specchio di una figura, ma anche di una personalità”.
Le suggestioni che Modesto raccoglie nel corso del tempo sono certamente numerose, ma ciò che il suo orientamento di gusto rivela in modo palese è l’influsso del linguaggio artistico che si afferma tra l’Ottocento ed i primi anni del Novecento. Modesto studia costantemente, incamera insegnamenti e metabolizza le lezioni dei grandi maestri, transitando con disinvoltura nei disparati alfabeti pittorici, subendone il fascino e accogliendone le molteplici suggestioni. L’incanto derivato dalle atmosfere soffuse ed intimistiche di Bouguerau si lega così allo stupore prodotto dalla visione dei magici impasti di colore dei quali Boldini è il massimo creatore. È di fatto a Boldini che Modesto rivolge il suo pensiero ogni volta che vuole esprimere la sua intima personalità, ogni volta che si vuole abbandonare al flusso dell’emotività, lasciando il suo estro libero di confrontarsi con il supporto, in una battaglia svolta all’insegna di veloci e mai casuali colpi di pennello.
Dopo aver atteso un discepolato presso vari maestri afferenti a correnti ed orientamenti artistici disparati, Modesto approda nel 1993- anno in cui entra a far parte dei Cento Pittori di Via Margutta- alla tecnica dell’acquerello, attraverso la quale sperimenta la rappresentazione dei soggetti a lui più cari, come il paesaggio, la ritrattistica e la raffigurazione di animali. Nello stesso tempo approfondisce la conoscenza tecnica dell’acrilico, già ampiamente frequentata nell’ambito delle sue numerose partecipazioni alle gare estive di pittura estemporanea.
“Un incidente di percorso” -come lo definisce Modesto stesso- apre infine una nuova finestra sull’ampio panorama artistico al quale egli ha dato vita. Si tratta dell’impiego del levigato supporto in formica; teatro sul quale si svolge uno scontro di reazioni chimiche prodotto dall’impiego di solventi a conflitto che si fondono con la pittura a olio per dare vita, in un solo quarto d’ora e nelle prime fasi di sperimentazione ad un “astrattismo cromatico”. Modesto ben presto riesce a padroneggiare questa nuova tecnica e ad indirizzarne gli esiti verso quegli obiettivi prefissati nella fase di preparazione. Fonde così questa ricerca cromatica con evocazioni figurative precise e di immediato riconoscimento che lasciano comunque vagare lo spettatore con la fantasia alla ricerca di nuove suggestioni.
Non si può certo passare indifferenti davanti alla pittura di Modesto Cesare. L’espressione artistica è una necessità che ha accompagnato e continua a condurre per mano il nostro pittore verso nuovi orizzonti, verso nuovi spazi della mente; la sua arte non approda mai in un luogo perpetuo, non si cristallizza in formule ripetute; la sua arte è frutto di una multiforme magia che si rinnova ogni volta che Modesto si accosta ad essa.

Guendalina Serafinelli


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